Omelia del Cardinale Edwin O’Brien

Ordo Equestris Sancti Sepulchri Hierosolymitani


Omelia del Cardinale Edwin O’Brien
Messa dell’Esaltazione della Santa Croce
Basilica di San Pietro

Sabato 14 settembre 2013

Avvicinandosi la conclusione del nostro pellegrinaggio a Roma, in occasione dell’Anno della Fede, abbiamo la fortuna di poterci riunire in questa singolare Basilica, cuore simbolico della nostra fede, che poggia esattamente sulla tomba di San Pietro Apostolo. Qui, come in nessun altro luogo della Cristianità, le richieste del Signore al primo degli Apostoli “Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle” vengono esaudite ogni giorno da due millenni a questa parte. Qui, miliardi di cristiani si sono nutriti del Corpo di Cristo Risorto, così come anche noi faremo stasera con l’Eucarestia.

Quanto ci sentiamo grati e privilegiati per il fatto di poter celebrare la Croce di Cristo in quello che è sicuramente il più famoso e – se si eccettua la Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme – anche il più venerato tempio della Cristianità.

La festività dell’Esaltazione della Croce che celebriamo oggi, risale al VI secolo, ma la più generale devozione nei confronti della Croce risale agli albori della Chiesa. Agli inizi del III secolo, Tertulliano rende testimonianza di una comune devozione già diffusa da qualche tempo:

“In occasione di tutti i nostri viaggi, ogni volta che entriamo e usciamo, nell’infilarci le scarpe, quando siamo a tavola, ci facciamo il segno della Croce”.

Ed a tutt’oggi, in tutto il mondo cristiano, la Croce è una preghiera e un gesto fondamentale – espresso nei sacramenti, sugli edifici, sulle pareti delle case più semplici, e forse effettuato molte volte al giorno dalla maggior parte di noi sulla propria persona. Ai tempi delle prime persecuzioni, l’ingegnoso gesto del fare la Croce l’un all’altro, rivelava il proprio essere cristiani.

Da alcuni, poco dopo la crocifissione del Signore, la Croce veniva evitata quale simbolo di vergogna e di sconfitta: generalmente, nel mondo greco-romano, la croce costituiva la prova della punizione degli estremisti politici, degli schiavi ribelli e dei criminali violenti. Dopo brevissimo tempo, però, la preghiera di Paolo divenne la preghiera dei Cristiani: “Dio non voglia che io mi senta orgoglioso di nient’altro che della croce di Gesù” e “Non desidero conoscere nient’altro che Gesù Cristo, e questi crocifisso”. Egli parlò anche del portare la Croce di Cristo sul proprio corpo. Per lui, essa non rappresentava l’impedimento e lo scandalo che era stata per Gesù e per i Greci, ma un inconfondibile segno dell’amore di Dio per ogni membro della famiglia umana, che si estendeva fino ai quattro angoli dell’universo.

Papa Francesco ha recentemente affermato: “Quando professiamo Cristo senza il carico della Croce, non siamo discepoli del Signore, siamo mondani; possiamo essere vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore”. (In italiano nel testo originale inglese).

Nel farci il segno della Croce, esaltiamo la protezione da parte della Croce di Cristo come quella di uno scudo che ci difende da ogni crisi. Al volgere del I secolo, Sant’Ignazio di Antiochia chiamò il segno della Croce la nostra “spinta verso il cielo”, che ci immerge nella morte, resurrezione e ascensione di Cristo. Ricordate le stesse parole di Cristo: “E quando verrò sollevato da terra, trarrò tutti a me”.

Ovviamente, i membri del nostro Ordine hanno lo speciale e solenne obbligo di venerare, vivere e proclamare il potere di Cristo resuscitato e le grazie che ancora discendono dal suo costato mentre si trova sulla Croce. (In spagnolo nel testo originale inglese).

Quali membri di un Ordine ripetutamente decorato con la Croce di Cristo, possiamo concludere la nostra meditazione con i pensieri dell’autore spirituale Romano Guardini, in forma di personale esame di coscienza:

- Vediamo la Croce come il più santo di tutti i segni?

- Ci facciamo il segno della Croce in maniera non affrettata – dalla fronte al petto, da una spalla all’altra, consapevoli che esso consacra e santifica immediatamente ogni parte di noi?

- Un segno della Croce deliberato e meditato prima di pregare ci aiuta a ricomporci e a raccoglierci?

- Quando suggelliamo la fine della nostra preghiera con questo segno sacro, restiamo fermi e rendiamo grazie a questo ponte tra terra e cielo, tra oscurità e luce?

- Ci facciamo il segno della Croce perché ci renda più forti nei momenti di tentazione e ci protegga nel pericolo?

In breve, ci limitiamo a tollerare oppure abbracciamo pienamente ogni croce generosamente offertaci da Colui che è stato Crocifisso?

From Gran Magistero dell'O.E.S.S.G.